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Low - 28/05/2007 - Roma - Alpheus
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Charlotte Gainsbourg - IRM
Charlotte Gainsbourg rischiò di morire nel 2007. Un’emorragia celebrale dopo un incidente nautico stava per portarsela via. Si salvò, ma certe esperienze, per essere definitivamente superate, vanno liberate dal demonio dei ricordi. Vanno raccontate proprio come quegli incubi che, se non si mettono a fuoco, rischiano di reimmergersi nella mente, per riaffiorare dopo con violenza cronica. E allora Charlotte ha intitolato il suo nuovo album con la sigla IRM che sta a significare “Magnetic Resonance Imaging”, in sostanza la risonanza magnetica che atterrì i medici nel settembre di due anni fa. Quella volta però l’ora di Charlotte non era giunta. La resurrezione, la Gainsbourg, la canta in Heaven Can Wait: il brano in cui duetta con Beck, produttore artistico dell’intero disco. E se delle variabili avrebbero potuto dare uno scossone alla musica dell’artista francese, allora lo scampato pericolo di morte e il “tocco” di Beck non potevano che essere quelle decisive. Tutto il disco, infatti, è permeato di una tenera voglia di suonare e più in generale di vivere. Charlotte è dolcissima ed è se stessa, a testa alta, sulla cover del disco con i capelli che le coprono leggermente il volto (a differenza del precedente disco dove mostrava un atteggiamento dimesso). E Beck, poi, le regala quella complessità che non aveva in un album come “5:55”. Esempio? L’elettronica di IRM, che conduce la Gainsbourg in territori nuovi, facendole oltrepassare le colonne d’Ulisse del cantautorato. Il disco è una scatola piena di suoni, tutti sì votati all’andamento a “bassa voce”, ma che vantano la qualità della diversificazione: vedi il trip hop di Le Chat Du Cafè Des Artistes (brano splendido), il folketronico di Me And Jane Doe, il pop di Time Of Assassins, il rock spigoloso di Trick Pony, il blues notturno di Dandelion e l’orientalismo di Voyage. E a noi piace pescare da là dentro. Ci piace trovarvi canzoni dolci come chicchi d’uva e altre più agrodolci. In cui si piange e si sorride dei dolori, che è la cosa migliore da fare in certi casi.

(2010, Elektra / Because Music)

01 Master's Hands
02 IRM
03 Le Chat Du Café Des Artistes
04 In The End
05 Heaven Can Wait
06 Me And Jane Doe
07 Vanities
08 Time Of The Assassins
09 Trick Pony
10 Greenwich Mean Time
11 Dandelion
12 Voyage
13 La Collectionneuse

A cura di Riccardo Marra

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