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Micol Martinez - Copenhagen |
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Micol Martinez è nota ai più per la sua attività di attrice. Di teatro, di cinema indipendente, nei videoclip di alcune band anche famose (Negrita, La Crus). E, quantomeno nel milanese, è nota anche per i suoi dj-set alternativi sparsi qua e là nei locali del capoluogo lombardo, trasversali nei generi proposti così com’è trasversale il gusto musicale di Micol. Dimenticavamo, la Martinez è anche artista visiva, pittrice per la precisione. E non è un caso, infatti, che abbia curato personalmente – in collaborazione con Robert Herzig – l’artwork del suo esordio come musicista. Copenhagen, questo il titolo dell’album, segna dunque un altro importante tassello nell’eclettismo artistico di Micol Martinez. L’apporto dell’enorme sensibilità cantautorale di Cesare Basile è chiarificato dai credits del lavoro, ma basterebbe semplicemente ascoltare tracce come Mercanti di parole, Il vino dei ciliegi o L’ultima notte per rendersi conto di quanto e in che modo la presenza del catanese sia “prepotente”. La sei corde e il banjo, in primo piano nell’intero album, hanno quell’incedere e quella cadenza “sudista” – o southern per gli esterofili – vero e proprio marchio di fabbrica di Basile. E anche il cantato/parlato della Martinez paga pegno agli insegnamenti narrativi del cantautore siciliano. E poi l’importante partecipazione di Luca Recchia al basso e alle tastiere (nonché alla produzione insieme a Basile), dell’ex Afterhours Enrico Gabrielli ai fiati, degli Afterhours Roberto Dell’Era e Rodrigo D’Erasmo rispettivamente al basso e al violino, di Alessio Russo alle pelli. Ma allora, che ci mette di proprio la bella Micol? Una femminilità dirompente dal primo all’ultimo dei ventisette minuti di durata dell’album, sentimento a go-go, pulsazioni e soprattutto parole. Perché “Copenhagen”, in fondo, altro non è se non una raccolta di poesie della Martinez, musicate da una band di tutto rispetto su preziosi suggerimenti della cantante stessa. Poesie in cui a farla da padrone è l’amore nelle sue molteplici sfaccettature: vedi Testamento biologico, brano che tratta il delicato tema dell’eutanasia dal punto di vista del paziente. Promossa a pieni voti, sì, anche in musica.
(2010, Discipline) 01 Copenhagen 02 Mercanti di parole 03 Il vino dei ciliegi 04 Stupore 05 Il cielo 06 A guado 07 Testamento biologico 08 L’ultima notte 09 Donna di fiori
A cura di Emanuele Brunetto
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